lunedì 20 febbraio 2012

Perché il papa non è re, il re non è papa e la pera non è rapa

Perché stiamo male anche quando prendiamo decisioni giuste? Perché le parole cattive ci colpiscono di più di quelle buone? Perché mettiamo la nostra vita nelle mani delle persone sbagliate? Perché tutte le volte che "seguiamo il cuore" sbagliamo? Perché se decidiamo di "seguire la ragione" sbagliamo lo stesso? Perché non riusciamo a liberarci del ricordo di persone che ci hanno fatto male? Perché trattiamo male le persone che invece ci vogliono davvero bene? Perché più parliamo e meno siamo capiti? Perché ci aspettiamo sempre troppo dagli altri? Perché riusciamo a sentirci in colpa anche quando abbiamo ragione? Perché ce la prendiamo con le persone sbagliate? Perché siamo così dipendenti dal giudizio degli altri? Perché non incontriamo mai persone che si prendano la responsabilità delle proprie azioni? Perché non impariamo mai a non farci fare del male? Perché predichiamo bene e razzoliamo male? Perché siamo così capaci di risolvere i problemi agli amici e mai i nostri? Perché riusciamo a capire al volo gli altri tranne quando hanno a che fare noi? Perché esiste e a che serve il "senno di poi"?
Perché se tutti hanno i nostri stessi problemi ci sentiamo sempre così soli?

N.B. Il titolo di questo post è la risposta che mio padre mi dava sempre quando, da bambina, cominciavo col gioco dei mille perché che non avevano risposta o la cui risposta era troppo complicata.

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